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20
Dic
09

Zooey Deschanel. 500 giorni di Zooey

“And if a double-decker bus/crashes into us/To die by your side/Is such a heavenly way to die”. “E se un bus a due piani/Si schiantasse contro di noi/Morire al tuo fianco/Sarebbe un modo divino di morire”.

È cresciuto ascoltando questo tipo di canzoni, come gli Smiths di There Is A Light That Never Goes Out, o i Joy Division, il protagonista di 500 giorni insieme.

E allora è naturale che creda che la sua donna ideale sia Zooey Deschanel. Che nel film si chiama Sole (Summer in originale), ma che è la più lunare delle giovani attrici di Hollywood. Ed è perfetta per impersonare una ragazza bella e misteriosa, dolce e simpatica, eppure a suo modo ritrosa, con qualcosa di malinconico.

Potremmo definirla l’anti Megan Fox, Zooey Deschanel. Perché se la protagonista di Transformers e de Il corpo di Jennifer ci ha già fatto vedere quasi tutto, del suo corpo e del suo pensiero, Zooey Deschanel è una che si concede poco.

È la ragazza di cui ci potremmo innamorare, e seguirla senza raggiungerla mai. Potrebbe portarci in giro dove vuole.

Potremmo guardarla per ore senza mai capire realmente cosa pensa. Zooey Deschanel è così. I suoi profondi occhi grigio-blu, liquidi e imbambolati, enormi, sono in fondo impenetrabili. Enigmatici.

Zooey ha sempre l’aria un po’ assente, tra le nuvole, come se fosse qui con il corpo ma perennemente altrove con la mente, in un mondo tutto suo, creato da lei stessa per scampare da questo. È così in molti film. Non è mai quella che insegue, ma è quella che viene sempre inseguita.

In 500 giorni insieme, storia d’amore senza storia d’amore, a suo modo geniale, è Sole, l’oggetto del desiderio e donna ideale di Tom (Joseph Gordon-Leavitt). Ma lei è una che non si innamora.

E tra i due si ribaltano i ruoli tra uomo e donna: lui più sognatore e votato all’innamoramento, lei più libera e restia a impegnarsi. Era lo stesso gioco che si sviluppava in E venne il giorno tra lei e il personaggio di Mark Whalberg, che non riusciva mai a sentirla completamente sua. “In amore c’è sempre chi scappa e chi insegue” dice alla coppia una signora che li ospita per una notte. E chi fugge è chiaramente Zooey. Che, anche in una catastrofe come quella che accade nel film, mantiene una sua svagatezza. Già, perché l’altro ruolo tipico che ricopre Zooey, grazie a quell’aria un po’ così, è quello della “strana”, della “stramba”. Era la coinquilina molto particolare – e apparentemente inavvicinabile – di Sarah Jessica Parker in A casa con i suoi (ricordate che sparava a un volatile che non la faceva dormire e poi cercava di rianimarlo?). In Yes Man, prima di far innamorare Jim Carrey, lo colpiva parecchio con lo strampalato gruppo e le assurde canzoni che cantava sul palco. È davvero appassionata di fotografia, come il personaggio che porta sullo schermo.

Il palco. Non è una novità, una mera finzione scenica per Zooey. Lanciata da uno dei registi rock per eccellenza, Cameron Crowe, in Quasi famosi (era una delle groopie amiche di Penny Lane, il personaggio di Kate Hudson), Zooey Deschanel ha calcato spesso le scene musicali con la sua band,  She & Him, un duo indie-rock acustico (oltre a cantare lei suona il piano e l’ukulele).

E il rock è entrato ancora più prepotentemente nella sua vita da quando ha sposato Benjamin Gibbard della band Death Cab For Cutie (che sentiamo anche nella colonna sonora di New Moon).

Si era parlato molto di lei come protagonista del biopic su Janis Joplin, progetto che sembra essersi arenato.

Una che porta un nome letterario (Zooey è il nome del protagonista di Franny e Zooey, il libro di J.D. Salinger) non poteva che diventare l’icona del pubblico più colto. I suoi genitori (il padre è Caleb Deschanel, stimato direttore della fotografia, che ha lavorato a La passione di Cristo di Mel Gibson) le hanno dato questo nome proprio pensando a quel libro. Altro che i nomi che abbiamo qui in Italia.

Crescere con un nome come Zooey dà certo una marcia in più. Zooey ha deciso che sarebbe diventata attrice guardando Carole Lombard e i film degli anni Quaranta. Anche per questo forse – complici i suoi vestiti vintage – ha quell’aria così fuori dal tempo, così fuori dalla realtà e dalla volgarità odierna. La sua bellezza “intellettuale” è testimoniata dal fatto che il Guardian ha scritto di lei “pensate a Diane Keaton, ma più bella”.

Non ci resta che augurarvi 500  – anzi 5mila – giorni di Zooey.

(Pubblicato su Movie Sushi)

 

 

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