Posts Tagged ‘Nicholas Cage

01
Lug
09

Meryl Streep. professione giornalista

3Sessant’anni e non sentirli. Citiamo banalmente una famosa pubblicità per festeggiare questo importante traguardo per una delle attrici che da oltre tre decenni sta caratterizzando il cinema. Ma è una citazione che corrisponde a verità. Perché Meryl Streep sta davvero vivendo una seconda giovinezza. Il rilancio della sua carriera – ammesso che ci fosse bisogno di un rilancio – è avvenuto nel 2006 con uno dei personaggi che sono rimasti più impressi nell’immaginario collettivo. Quel personaggio si chiama Miranda Priestley, direttore della rivista Runway. È la figura centrale de Il diavolo veste Prada, ispirata alla direttrice di Vogue Anna Wintour. Meryl Streep la interpreta stilizzando il personaggio, ma usando questa stilizzazione solo come punto di partenza. E inserendo su questa base piccole, improvvise, deliziose sfumature. Miranda è dura, tagliente, spietata, va dritta per la sua strada. Apparentemente, un Terminator. Ma è sempre pacata, esprime ogni cosa con il tono di chi non tradisce emozioni. Guardate il suo arrivo in scena: la macchina che arriva, le scarpe che escono dalla portiera, l’attesa spasmodica (e terrorizzata) per il suo arrivo. Solo un grande personaggio può essere atteso così. Meryl/Miranda esce dall’ascensore, entra in ufficio e comincia a impartire ordini con apparente freddezza, come se la voce sia una serie di istruzioni memorizzate e riprodotte dalla voce atona di un computer. Il suo “That’s All”, “E’ tutto” è il segnale di chiusura delle trasmissioni di qualcuno che sembra un alieno. O una macchina. Ma ci sono dei momenti in cui Meryl/Miranda dimostra la sua umanità. Che vuol dire mostrare la propria debolezza. Come nella scena in cui confessa il fallimento del suo matrimonio: senza trucco, lo sguardo e la voce bassi, Miranda parla con qualche esitazione. O come nella scena finale, in cui rivede Andy (il personaggio interpretato da Anne Hathaway, che era stata la sua assistente), in cui Meryl abbozza un sorriso, segno di qualche sentimento che esiste dentro la dura corazza. Ma che non dura più di venti secondi, prima del perentorio ordine all’autista. “Go!” “Parti!”.

È una giornalista di tutt’altro tipo quella che vediamo in Leoni per agnelli di Robert Redford. Meryl Streep è Janine Roth, reporter di una televisione che si accorge che il lavoro dell’informazione sulla guerra non è stato fatto al meglio. Janine è un personaggio simbolo. Il simbolo di un’opinione pubblica che sulle scelte dell’Amministrazione Bush è stata troppo pavida, o accondiscendente. E anche qui Meryl/Janine è un personaggio mutevole. Dentro una Janine ce n’è un’altra. Man mano che il suo duetto con Tom Cruise, un importante uomo politico, si dipana sullo schermo, la cronista timida, pacata, educata, tira fuori le unghie. Ma senza mai perdere il suo aplomb. Janine incalza il potere non alzando mai la voce, ma il contenuto delle domande. È un altro caso in cui la Streep cambia senza2 cambiare. Ma c’è un’altra giornalista nella carriera di Meryl Streep, anche se molto particolare. È la Susan Orlean de Il ladro di orchidee di Spike Jonze. È la giornalista del New Yorker, autrice del reportage e del libro da cui sarà tratto il film di cui il Charlie Kaufman di Nicholas Cage dovrà trarre l’agognata sceneggiatura. Anche qui quello di Meryl Streep è un ruolo piuttosto stratificato. La sua Susan parte come una giornalista normale, affascinata dalle cose che racconta, curiosa, sognante. Ma quando capiamo che nella sua vita manca la passione, dobbiamo cominciare a stare all’erta. Anche qui Meryl sta cambiando. Da sognante diventa malinconica. E poi passionale. Erotica. Fino a trasformarsi in violenta e in assassina.

È una trasformazione graduale ma estrema, come può esserla quella di  un personaggio che in fondo è il parto della mente di uno sceneggiatore folle e geniale. Come a dire: di sceneggiatori geniali  e grandi personaggi se ne possono trovare, ma questi sarebbero niente senza grandi attori a capirli al volo e dare corpo alla parola degli script.

E in questo Meryl Streep ha sempre fatto la sua parte alla grande. Ogni suo personaggio è come una matrioska: dentro alla prima apparenza c’è un altro personaggio, quasi uguale ma più sottile e delineato, e poi un altro uguale ma un po’ diverso. E poi un altro. E un altro. E un altro ancora.