Archivio per luglio 2009

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Megan Fox. La bambola tra i giocattoli

2 defNel film giocattolo per eccellenza, Transformers – La vendetta del caduto, uno dei giocattoli più ghiotti, almeno agli occhi del pubblico maschile, non ha nulla a che fare con i robot. È una bambola in carne e ossa che si chiama Megan Fox, confermatissima nel ruolo di Mikaela, la ragazza del protagonista Sam Witwicky (Shia LaBoeuf), dopo il successo del primo film. Mikaela sembra un personaggio studiato nei minimi dettagli per far impazzire i ragazzi: è una ragazza bellissima, che ci sa fare anche con le macchine. È la figlia di un meccanico, e ha imparato il lavoro del padre. Donne e motori: ecco la ricetta per la fidanzata che molti ragazzi vorrebbero al loro fianco. Non a caso il suo ingresso in scena nel secondo capitolo di Transformers lo fa sdraiata a pancia in giù su una moto. Hot pants di jeans, stivali, o pantaloni attillati fanno il resto. Il tocco sexy, accanto agli effetti speciali e all’azione, è garantito.

Truccatori e fotografi hanno saputo rendere al massimo la sua bellezza. Le sue labbra carnose sono enfatizzate da un rossetto rosa molto brillante. E il trucco valorizza anche quei suoi occhioni blu perennemente sgranati. Niente da dire: Megan Fox/Mikaela è un’arma letale. Pronta a far innamorare il suo Sam, così come il pubblico. Maniere dolci mescolate a grinta e spirito d’azione. Non a caso Megan Fox si candida a essere la donna d’azione del futuro e a raccogliere lo scettro di Angelina Jolie. Si è parlato spesso, in questi mesi, di lei come nuova Lara Croft nel prossimo Tomb Raider, ora che Angelina sembra essere diretta verso parti più intense e drammatiche (Changeling docet). Il popolo della rete, nei sondaggi, sembra essere d’accordo. E la ama tantissimo, visto che Megan è tra le più cliccate sul web. Ma si tratta ancora di rumours, e non c’è niente di certo. Rispetto alla Jolie, Megan Fox sembra ancora un po’ troppo fragile, priva forse di un po’ di cattiveria e di quel lampo di perversione che esce dagli occhi della Jolie. È molto bella, Megan Fox, ma ancora troppo rassicurante. E anche sul piano della recitazione deve ancora crescere.

Come ogni bellezza particolare, anche Megan Fox è una bellezza meticcia. Ha origini native americane, francesi e irlandesi: ecco da dove vengono la carnagione ambrata, i lineamenti decisi, i capelli corvini e gli occhi blu. Il suo fisico perfetto si deve anche alla danza, alla quale si è avvicinata, come alla recitazione, all’età di cinque anni. Il suo fascino (ecco un’altra cosa in comune con Angelina) sta anche nei suoi tatuaggi, sparsi su tutto il corpo: dietro la spalla destra la frase “We all laugh at gilded butterflies” (rideremo tutti alla farfalla dorata), tratta dal Re Lear di Shakespeare, sul costato sinistro la scritta “There once was a little girl who never knew love until a boy broke her heart” (c’era una3 volta una ragazza che non conosceva l’amore finché un ragazzo le ha spezzato il cuore). Ma non finisce qui: sulla caviglia destra ha fatto tatuare una luna e una stella marina, mentre sull’avambraccio destro porta l’immagine del volto di Marilyn Monroe.

A proposito di corpo, le sue foto mentre esce dall’acqua praticamente nuda, durante le riprese di Jennifer’s Body, il suo prossimo film, hanno fatto il giro del mondo. È proprio da questo film, la prima vera parte da protagonista dopo i due Transformers e la particina in Star System, che capiremo quale sarà il futuro di Megan. In Jennifer’s Body, in arrivo questo autunno, sarà posseduta dal Diavolo due volte. È una cheerleader che viene posseduta da uno spirito demoniaco e diventa una sorta di vampira. Ma sarà soprattutto posseduta da una Diablo, quella Diablo Cody, autrice del geniale script di Juno, anche lei attesa dalla consacrazione definitiva sul grande schermo. Perché finora, film a parte, Megan ha fatto parlare di sé più per le sue dichiarazioni piccanti che per progetti artistici. Cose come “ero ancora adolescente e mi sono innamorata di una stripper di nome Nikita, ho fatto follie per lei” (coincidenze: anche Diablo Cody ha lavorato come spogliarellista…) o “sono giovane e ho un sacco di ormoni”, perfette per far parlare di sé su rotocalchi o blog. L’appuntamento è a ottobre, per vederla sorgere dalle acque in Jennifer’s Body. Come Venere? Aspettiamo  a dirlo.

 

 

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Lug
09

Meryl Streep. professione giornalista

3Sessant’anni e non sentirli. Citiamo banalmente una famosa pubblicità per festeggiare questo importante traguardo per una delle attrici che da oltre tre decenni sta caratterizzando il cinema. Ma è una citazione che corrisponde a verità. Perché Meryl Streep sta davvero vivendo una seconda giovinezza. Il rilancio della sua carriera – ammesso che ci fosse bisogno di un rilancio – è avvenuto nel 2006 con uno dei personaggi che sono rimasti più impressi nell’immaginario collettivo. Quel personaggio si chiama Miranda Priestley, direttore della rivista Runway. È la figura centrale de Il diavolo veste Prada, ispirata alla direttrice di Vogue Anna Wintour. Meryl Streep la interpreta stilizzando il personaggio, ma usando questa stilizzazione solo come punto di partenza. E inserendo su questa base piccole, improvvise, deliziose sfumature. Miranda è dura, tagliente, spietata, va dritta per la sua strada. Apparentemente, un Terminator. Ma è sempre pacata, esprime ogni cosa con il tono di chi non tradisce emozioni. Guardate il suo arrivo in scena: la macchina che arriva, le scarpe che escono dalla portiera, l’attesa spasmodica (e terrorizzata) per il suo arrivo. Solo un grande personaggio può essere atteso così. Meryl/Miranda esce dall’ascensore, entra in ufficio e comincia a impartire ordini con apparente freddezza, come se la voce sia una serie di istruzioni memorizzate e riprodotte dalla voce atona di un computer. Il suo “That’s All”, “E’ tutto” è il segnale di chiusura delle trasmissioni di qualcuno che sembra un alieno. O una macchina. Ma ci sono dei momenti in cui Meryl/Miranda dimostra la sua umanità. Che vuol dire mostrare la propria debolezza. Come nella scena in cui confessa il fallimento del suo matrimonio: senza trucco, lo sguardo e la voce bassi, Miranda parla con qualche esitazione. O come nella scena finale, in cui rivede Andy (il personaggio interpretato da Anne Hathaway, che era stata la sua assistente), in cui Meryl abbozza un sorriso, segno di qualche sentimento che esiste dentro la dura corazza. Ma che non dura più di venti secondi, prima del perentorio ordine all’autista. “Go!” “Parti!”.

È una giornalista di tutt’altro tipo quella che vediamo in Leoni per agnelli di Robert Redford. Meryl Streep è Janine Roth, reporter di una televisione che si accorge che il lavoro dell’informazione sulla guerra non è stato fatto al meglio. Janine è un personaggio simbolo. Il simbolo di un’opinione pubblica che sulle scelte dell’Amministrazione Bush è stata troppo pavida, o accondiscendente. E anche qui Meryl/Janine è un personaggio mutevole. Dentro una Janine ce n’è un’altra. Man mano che il suo duetto con Tom Cruise, un importante uomo politico, si dipana sullo schermo, la cronista timida, pacata, educata, tira fuori le unghie. Ma senza mai perdere il suo aplomb. Janine incalza il potere non alzando mai la voce, ma il contenuto delle domande. È un altro caso in cui la Streep cambia senza2 cambiare. Ma c’è un’altra giornalista nella carriera di Meryl Streep, anche se molto particolare. È la Susan Orlean de Il ladro di orchidee di Spike Jonze. È la giornalista del New Yorker, autrice del reportage e del libro da cui sarà tratto il film di cui il Charlie Kaufman di Nicholas Cage dovrà trarre l’agognata sceneggiatura. Anche qui quello di Meryl Streep è un ruolo piuttosto stratificato. La sua Susan parte come una giornalista normale, affascinata dalle cose che racconta, curiosa, sognante. Ma quando capiamo che nella sua vita manca la passione, dobbiamo cominciare a stare all’erta. Anche qui Meryl sta cambiando. Da sognante diventa malinconica. E poi passionale. Erotica. Fino a trasformarsi in violenta e in assassina.

È una trasformazione graduale ma estrema, come può esserla quella di  un personaggio che in fondo è il parto della mente di uno sceneggiatore folle e geniale. Come a dire: di sceneggiatori geniali  e grandi personaggi se ne possono trovare, ma questi sarebbero niente senza grandi attori a capirli al volo e dare corpo alla parola degli script.

E in questo Meryl Streep ha sempre fatto la sua parte alla grande. Ogni suo personaggio è come una matrioska: dentro alla prima apparenza c’è un altro personaggio, quasi uguale ma più sottile e delineato, e poi un altro uguale ma un po’ diverso. E poi un altro. E un altro. E un altro ancora.