05
Mar
09

Mickey Rourke, quel magnifico pezzo di carne maciullata

mickey_rourke“Non sono bello come un tempo, però, maledizione, sono qui”. Sono le parole che Randy “The Ram” Robinson, lottatore di wrestling arrivato alla fine di una carriera ventennale, dedica al suo pubblico prima di un incontro. Ma potrebbero essere le parole che Mickey Rourke vuole far arrivare  a tutti noi. La storia di Randy è troppo simile alla sua. E lo si capisce vedendo l’interpretazione incredibile di questo attore, che si è gettato corpo e anima in The Wrestler, come potrebbe farlo solo chi sta parlando di sé, chi vuole raccontarci la sua storia. Rourke ha chiesto di poter adattare alcuni dialoghi del film in modo da metterci le proprie parole, e di raccontarci meglio un disagio.

 

Quella di Rourke è una storia molto simile a quella di Randy. Anche lui è stato un combattente, si è battuto sui ring di pugilato, fino a finire sfigurato, a perdere i connotati del proprio volto, che per un attore sono tutto. Anche lui è stato dipendente da ogni tipo di sostanza. E anche lui ha perso il suo amore più grande, che si chiama Carre Otis. Nei discorsi alla figlia, e alla prostituta/amata Cassidy/Pam, possiamo leggere la solitudine di avere abbandonato ed essere stati abbandonati. Parole che non sono solo la sceneggiatura di un film, ma un pezzo della sua vita.

 

E la storia di Rourke ce la racconta proprio il suo corpo. Quello di Randy/Mickey è un corpo modellato, palestrato, gonfiato anche artificialmente. Un corpo e un volto gonfiati, come in fondo è gonfiato ogni fenomeno mediatico. Il wrestling, certo, ma anche lo star system del cinema. Un sistema plasmato a uso e consumo di un pubblico che vuole il sangue. In senso stretto, come quello che sgorga sui ring del wrestling. O in senso lato, come il sangue “metaforico” che vogliamo veder sgorgare dai corpi dei vip. Un sangue da circensi esibito a fini di spettacolo, di cui Randy e Rourke sono stati vittime per anni.

 

In The Wrestler Mickey Rourke ha i capelli lunghi e ossigenati, come una di quelle rockstar glam metal che ama ascoltare. E che, come lui, appartengono agli anni Ottanta, sono modernariato culturale, sono fuori dal tempo come la vecchia console Nintendo con cui Randy gioca usando il suo alter ego in pixel. Quei lunghi capelli biondi sono un sipario, dietro al quale si cela il vero spettacolo. Quello di un volto, gonfio e di plastica. Quello di chi è stato talmente martoriato da rifarsi i connotati con la plastica facciale. Quel volto pieno di rughe e di buchi, tumefatto, è  uno di quei volti che raccontano una storia. Quella di un personaggio, ma stavolta, ed è sempre più raro nel cinema, quella di una persona. Randy “The Ram” Robinson è un cortocircuito tra arte e vita. È la realtà che entra prepotentemente nella finzione.

 

“Sono un vecchio pezzo di carne maciullata. E sono solo. E merito di essere solo”. Sono le parole che Randy dice alla figlia. Ancora una volta sono parole che parlano di Rourke. Il corpo di Randy, sventrato, con il petto aperto in due, al cui interno batte una macchina che gli manda avanti il cuore, è quasi una figura fantascientifica, a metà tra uomo e macchina, come il Robocop di cui Aronofsky girerà il remake. La riflessione sul corpo umano, sulle sue mutazioni, la sua deperibilità e la sua decadenza fatta dall’autore americano sembra essere tra le più interessanti viste su pellicola, dopo quella di un maestro come Cronenberg. E il corpo di Rourke è lo strumento perfetto di un film fatto di tagli, di chiodi conficcati nella pelle, di botte e di tumefazioni. E in questo è perfettamente coerente con la poetica di Aronofsky, iniziata con i corpi deperiti e le carni incancrenite e trafitte di Requiem For A Dream. Un’opera con la quale The Wrestler condivide anche il discorso sull’ossessione e sulla dipendenza. E che resterà nella storia, rendendo immortale il corpo di Rourke, quel magnifico pezzo di carne maciullata.


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